venerdì 16 novembre 2012

Villa Favorita | Così parlò Angiolino Maule: a cosa serve l’Associazione VinNatur

Scritto da: Giovanni Corazzol giovedì 29 marzo 2012 12:50

Mentre provo a chiudere questo post sono seduto all’ombra del grande larice rosso al centro del giardino di Villa Favorita. Anche oggi la fontana scroscia, gli uccellini cinguettano, voci straniere si sovrappongono, cani senza guinzaglio pisciottano felici un po’ qua e un po’ là. Appoggiata ad un mozzicone di colonna neoclassica il Master of Wine Isabelle Legeron picchietta sui tasti del computer sfidando i riflessi sullo schermo. Poco più
in là un gruppetto di giapponesi in camicia azzurra, pantaloni kaki e occhiali impiegatizi approntano un’aka propiziatoria prima di cominciare il loro giro. Dentro alla villa intanto, l’Associazione VinNatur discute di sé, di un anno di lavoro, del bilancio da approvare. Il volto già normalmente tirato del Presidente sembra un brillante lavorato da un intagliatore di Amsterdam. La luce si riflette e fugge intimorita. C’è la tensione delle assemblee. Poi tutto si conclude con un’alzata di mano corale. Tutti d’accordo, tutto approvato. Viva la democrazia. La forma è salva. Già, ma la sostanza? Il giorno prima, attorno alle 11.00, entravo intimorito in uno degli splendidi saloni della Villa. Angiolino è seduto ad un tavolo assieme a Isabelle, a Giampaolo Giacobbo di Porthos ed a Mario Plazio che dell’Associazione è consigliere di fiducia e curatore nella selezione dei produttori. E’ questo uno dei due momenti quotidiani dedicati all’incontro coi giornalisti. Escludendo Isabelle – che con VinNatur sta collaborando a diversi progetti – e me stesso – associato alla categoria “blogghisti”, tipologia umana condannata allo stesso girone infernale dei giocatori falliti diventati arbitri di calcio – di giornalisti competenti ed esperti di vino uno solo ce ne sta, e a me pare un po’ poco. Ad ogni modo la sostanza c’è e sta nella delusione palpabile di Maule: “Ogni tanto bravo me lo dico da solo – traduco io per voi dal vicentino schietto – mi piacerebbe che qualche volta anche altri dicessero: ma come hai fatto a portare in assemblea tanti ricercatori e studiosi di livello? Dirsi bravo da sé è sbagliato però andrebbe riconosciuto da tutti che con l’Associazione abbiamo fatto cose eccezionali.” E le spiega queste cose eccezionali, con l’emozione di chi sente che l’amarezza, le lacerazioni, gli strappi stanno per avere un senso. Sta per avere ragione lui, ne è convinto: “Dopo sette anni di ricerche condotte con Sauro Simoni del Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (ndr: ente pubblico posto sotto la vigilanza del MiPAAF), abbiamo scoperto che i problemi di Montalcino causati dal ragnetto rosso e dal ragnetto giallo, si possono combattere con degli acari antagonisti, dei fitosei, che nelle mie vigne vivono in grandissime quantità. Per caso abbiamo scoperto che lo zolfo è un repellente di questi fitosei. Nell’ettaro di vigneto in cui per combattere l’oidio non ho usato lo zolfo abbiamo visto che questi fitosei si trovavano in quantità sei volte maggiori rispetto alle vigne trattate con lo zolfo. Portati a Montalcino si sono rapidamente moltiplicati. Questa è stata una scoperta impressionante! Abbiamo capito che lo zolfo non è un insetticida, ma un repellente per gli insetti utili. Abbiamo quindi fatto una ricerca sullo zolfo e abbiamo scoperto che il 98% di quello che viene utilizzato in vigna è scarto delle lavorazioni del petrolio. Nel 2011 poco prima della vendemmia, visti gli effetti dello zolfo sugli insetti, chiamo la microbiologa Michela Azzolini dell’Università di Verona e le chiedo di analizzarne l’effetto sulle uve. Al mattino presto prendo dei campioni di uva proveniente da due vigneti di cui uno non trattato con lo zolfo. Nell’uva proveniente dalla vigna in cui non l’ho usato, il risultato è l’80% di attività cellulare in più. Allora siamo sicuri che lo zolfo opera una selezione. Ma ragassi capite che così stiamo ribaltando i concetti dell’enologia e della viticoltura?” “E il rame?” – chiede non sazio l’unico giornalista presente. “Tutti i problemi della viticoltura – e ribadisce – tutti i problemi della viticoltura dipendono dal suolo. Il rame è un antibatterico che contrasta l’importante azione micotica nel vigneto. Con l’andare del tempo a forza di dieci, quindici trattamenti all’anno, il rame si adagia sul suolo facendo un velo. Se parli con tutti i produttori ti diranno che la Peronospora sta diventando un problema sempre più grave. È un fungo abituato a stare nel terreno e coi trattamenti glielo si impedisce; così facendo impazzisce causando danni enormi. Bisogna riequilibrare il suolo. Abbiamo scoperto che con degli estratti vegetali facilmente producibili con distillatori da trecentocinquanta euro, possiamo ottenere ottimi risultati. In Irpinia con l’Aglianico, in Toscana col Sangiovese, in Emilia con la Malvasia di Camillo Donati, in Veneto con la mia Garganega e in Piemonte col nebbiolo di Principiano, stiamo conducendo degli esperimenti incoraggianti; ma non basta, bisogna estendere la sperimentazione. Insomma siamo quasi arrivati al punto di eliminare tutta la chimica sia in vigna che in cantina. Ma se io andassi a Vinitaly a fare la fiera chi mi darebbe i soldi per fare questa ricerca? Mi volete al Vinitaly? Benissimo! Datemi i soldi per fare questo lavoro di ricerca e nel 2013 se ci volete entriamo tutti al Vinitaly. Noi i soldi per fare queste attività li facciamo con Villa Favorita. E’ qui in questi giorni che ci paghiamo le attività dell’Associazione di tutto l’anno. E ancora a chiedermi di fare le fiere assieme, del perché siamo divisi, dei litigi con Giampiero Bea. Basta! Se continua così prendo cinque produttori amici, mi metto una botticella sulla spalla e durante il Vinitaly verso da bere a chi mi viene a trovare.” Poi rincara: “Pensa che c’è gente che mi attacca condannando il fatto che coinvolgo il mondo scientifico. In questo modo farei il gioco delle multinazionali a cui regalerei i risultati delle nostre scoperte. Ma magari dico io! Più siamo meglio è no? Invece mi dicono: devi andare alla ricerca dei vecchi saperi. Ma quei saperi sono spariti. La generazione di chi è nato ai primi del novecento è sparita. I disastri si sono compiuti negli anni sessanta. In una degustazione che ho organizzato da Giovanni Conterno quando era ancora vivo, abbiamo assaggiato dei Monfortino dal ’55 al ’90. Fino agli anni settanta c’erano dei sentori, dagli anni settanta in poi tutta un’altra storia. E sto parlando di Conterno. No di cicicocò, sto parlando di un grande. Il fatto è che sono cambiati i suoli dagli anni settanta in qua. Anche Conterno, per quanto poco, negli anni settanta qualche concimazione chimica l’avrà fatta, ed era uno attento, ma è cambiata completamente la microbiologia del suolo. Ed è sul suolo che bisogna lavorare, e per farlo non serve sbandierare la biodynamie e il cosmique come fanno i francesi. No, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare sul suolo coi compost vegetali, coi sovesci. Poi non è questa la strada giusta? Benissimo. Misuriamo i risultati scientificamente e cambiamo. Oggi possiamo farlo con il metagenoma, il DNA del suolo. Oggi abbiamo la possibilità di poterle fare queste analisi se solo lo vogliamo, ma se non uniamo il mondo scientifico al mondo agricolo non ce la facciamo. E un singolo vignaiolo non potrà mai farcela da solo. Ecco allora a cosa serve l’Associazione.” Infine chiarisce uno dei motivi dell’allontanamento da Nicolas Joly e da Vini Veri: “Un giorno a Villa Favorita ho avuto una discussione con Nicolas Joly. Lui sosteneva che dovevo far certificare tutti i produttori italiani, così da delegare agli enti certificatori la responsabilità dei risultati. Io invece dicevo che prima – per inciso io ero certificato – bisognava fare un lavoro di convincimento graduale, prima sensibilizzarli al tema e poi la certificazione. Ragazzi parliamo del 2003, di mille anni fa! Io non ero d’accordo anche perché invece tutti dicevamo che le certificazioni non andavano bene e che in termini di controlli non ci soddisfacevano. Così ho risposto a Joly: Tu diventerai il presidente dei biodinamici industriali e a me questo non interessa.” Arriva Francesco Maule a richiamare Angiolino ai suoi doveri di rappresentanza. “Ci sono i norvegesi, dai vién, su”. Ci alziamo. Spengo il registratore, stringo quelle mani grandi e saluto quest’uomo asciutto nel fisico e forte nelle idee. Infilo la strada per il giardino, cerco una posizione sotto il larice rosso al centro del prato, metto le cuffiette, riavvolgo il nastro, accendo il computer per iniziare a scrivere questo post. La fontana scroscia, gli uccellini cinguettano, voci straniere si sovrappongono, cani senza guinzaglio pisciottano felici un po’ qua e un po’ là.

Tag: angiolino maule, consorzio vinnatur, fiere del vino, nicolas joly, prima pagina, villa favorita, vini bio, vini naturali

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