Scritto da: Giovanni Corazzol lunedì 23 luglio 2012 9:22
Non è il caso di dilungarsi troppo che abbiamo poco tempo. La Morra, frazione Annunziata; prima di arrivare a Barolo, venendo da Asti, salire a destra lungo la strada che porta al “Balcone delle Langhe”. In Borgata Pozzo al numero 32 trovate l’Azienda Agricola Giovanni Accomasso e figli del Cav. Lorenzo Accomasso. Non la noterete subito, è una casa di cortile in comune con altre famiglie. Niente romanticismi di
Langa, nessuna concessione al bello, nessuna piacevolezza rurale. Questa è l’abitazione di due fratelli: Lorenzo ed Elena Accomasso. Settantotto anni lui, ottantaquattro lei, due paia d’occhi azzurri che sembrano galaverne, denti da contare sulle dita di due mani.
Il Cavaliere è figura di spicco a La Morra; dopo esserne stato l’amministratore della rinascita è stato per più di vent’anni presidente della Cantina Comunale. Oggi ne è il presidente onorario, “ma vorrei far di più, vedremo più avanti”. Elena cura invece la parte commerciale: biro alla mano fa i conti su un pezzo di carta, li controlla, scrive con bella e meticolosa grafia, incrocia lo sguardo da sotto, incurvata dal peso di tutti i registri riempiti.
Il vigneto è quello di Rocche dell’Annunziata, sottozona Rocchette; 300 metri sul livello del mare, rivolto a mezzogiorno a guardare Castiglione Falletto. Vi si coltivano tre ettari a nebbiolo, e poi dolcetto e barbera; la vinificazione è per così dire tradizionale, lunghe macerazioni, legno grande. Oltre al dolcetto (7,00 euro in cantina) e ad una barbera (12,00 euro) molto apprezzata tra gli addetti ai lavori (ho sentito fior fiore di produttori barberisti riconoscerne l’assoluto primato), Accomasso fa due barra tre Barolo: “le mie vigne” (20,00 euro), il “Rocche” ed il “Rocchette” (25,00 euro). I prezzi sono indicativi e un po’ mobili, dipende da come vanno le cose, dal mercato, dall’annata, boh. In tutto diecimila bottiglie circa che in condizioni normali già escono un anno dopo (oggi forse esce il 2007) altre volte manco escono (il 2003 ad esempio è ancora in botte). I tre Barolo si fanno in base all’andamento dell’annata: il “Le mie vigne” è l’insieme delle uve dei vigneti, “Rocche” e “Rocchette” le riserve provenienti dai singoli cru.
Salgo perché ho appena ribevuto ammirato il “Rocche” 2005: “Mah, sì, mi sono meravigliato anch’io, è uscito dalla bottiglia così, buono, ma non ne ho mica più tanto”. Riesco a portarne via poche bottiglie solo grazie alla latitanza di un importatore jappo. Quattro chiacchiere e poi il Cavaliere Lorenzo si alza e se ne va. “Son giorni che ho la febbre e non va via, mi scuserà” – ci mancherebbe – “Eh sì, prima io” segue Elena “che ho fatto tutte le analisi ché non stavo niente bene, poi lui; e come si fa qua? siamo soli sa? E il medico che dopo le dieci non vien più, ma come si fa?”. Già come si fa? Come si fa a togliersi di dosso quegli occhi annacquati, l’idea egoista e meschina che ogni vendemmia potrebbe essere l’ultima e che non c’è discendenza a cui lasciare terra, mani e scienza? Niente che prometta il rinnovato piacere di quella bottiglia del 2005 mentre aumentano le voci di un accordo stipulato con un noto produttore di La Morra. Ma adesso basta, abbiamo poco tempo, dannazione, troppo poco tempo per dilungarci in queste cose.
Tag: 2005, accomasso, Barolo, la morra, prima pagina, rocche
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