Scritto da: Giovanni Corazzol venerdì 9 dicembre 2011 9:39
Nel piccolo, periferico villaggio in cui le cose della vita m’hanno portato a vivere, si dice che il posto in cui recarsi per ottenere una soluzione certa a qualsivoglia problema, sia il bar. La qualità del problema sembra del tutto irrilevante. Si tratti delle ragioni della crisi dell’Inter (godo) o la soluzione di un’equazione quantistica, dei calzini da intonare alla cravatta o di un chiarimento sul nuovo sistema pensionistico, lì bisogna andare, qualcuno risponderà.
Tramortito per l’appunto dall’applicazione
sviluppata per il Corriere.it, da cui risulterebbe che la mia età presunta di pensionamento sia 70,9 anni, decido di dare ascolto alla vulgata locale catafottendomi al bar per ottenere i chiarimenti necessari, semmai lacrimando deren’t al vin (che tutto l’annacquava).
Dopo aver ottenuto precise e puntuali risposte alla questione, oltre che qualche tenue valutazione sulla capacità di calcolo del sistemino (molto più simile a un lancio di dadi che ad un algoritmo matematico), il discorso si è inevitabilmente spostato sugli altri costi della manovra salvaItalia. Con alcuni altri quarantenni contributivi s’è inesorabilmente cominciato a fare i conti della serva e ahimé, debbo dire che la voce “vino” ne è uscita con le ossa rotte.
Gli enoviaggetti verso una delle tante (troppe?) fiere del vino decisamente fuori budget, il mantenimento delle cantinette domestiche roba da prima repubblica, la bottiglia speciale nemmeno sotto l’albero. Ma allora che fare? Tutti all’hard discount a comprare vino cileno col tappo a vite? Ci si ritrova ad una degustazione guidata di vino sfuso? Il rischio che il già sofferente settore del vino, perda ancora terreno è alto come non mai. Come possiamo venirne fuori? Esistono alternative ai vini Giordano?
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