venerdì 16 novembre 2012

Le tre rose di Eva: wine-soap rosso sangue

Scritto da: Giovanni Corazzol venerdì 25 maggio 2012 9:25

Quando Aldo Grasso scrive sulla sua rubrica “A fil di rete”: “Per alcuni spettatori (sospesi tra il palato fine e le chattering classes), guardare «Le tre rose di Eva» è diventato ormai un divertimento, esattamente come tanti anni fa andava di moda, fra certi intellettuali più birichini, leggere ad alta voce i dialoghi dei fotoromanzi […]”, io mi sento chiamato in causa, atrocemente. Non per il mio riconosciuto status di intellettuale birichino
, bensì per il fatto che io «Le tre rose di Eva» me lo guardo ogni mercoledì sera, provando una forma di piacere talmente intimo e familiare da rinnovare il rito oramai desueto della visione pianificata di un programma televisivo: mercoledì sera, ore 21.10, Canale Cinque. Quanti tra voi fiction-analfabeti non avessero chiaro di che si tratta, possono contare sulla mia breve sinossi: Aurora Taviani torna nel paese di Villalba dopo aver scontato 8 anni di prigione/beauty farm per l’omicidio di Luca Monforte, padre dell’allora fidanzato Alessandro. Alessandro, subentrato al padre nella conduzione dell’azienda vinicola di famiglia, rimane convinto della colpevolezza della donna e non ne tollera il ritorno. Pur negandolo rimane chiaramente ancora cotto perso, ma coi fratelli si alterna nel ruolo di villain sciorinando quattro, cinque vigliaccate a puntata. Con le due sorelle Tessa (la zoccola sfruttamaschietti) e Mariza (la saggia rompicoglioni) e con l’aiuto di Don Riccardo (epigono di Richard Chamberlain) – fratello buono di Alessandro marchiato da un inevitabile destino – Aurora cerca di difendere Primaluce (la sua romantica vigna) dagli attacchi dei Monforte e di una misteriosa cupola massonica in chianti sauce capeggiata da Ruggero Camerana, rivale dei Monforte e vero responsabile dell’omicidio di Luca e della scomparsa della madre: Eva. Ambientato in una Toscana ipotetica, con riferimenti onomastici piemontesi e toponomastici venusiani, con agronomi tronisti e donne del vino modello Francesca Dellera, Le tre rose di Eva sta registrando un successo clamoroso. “Del mondo del vino abbiamo preso il colore rosso, il colore rosso sangue” – dice arguto il produttore; ci hanno quindi aggiunto un terzo di Dan Brown, un terzo di Barbara Cartland e un terzo di sobrio “niente” per tenere assieme il tutto. Capolavoro. Però che bello lasciarsi consapevolmente andare a questo niente fin tanto che regge. O no? Tag: aldo grasso, Big Picture, canale cinque, le tre rose di eva

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