venerdì 16 novembre 2012

Da Bandol a Irancy | Cercasi valide alternative alla Domenica Sportiva

Scritto da: Giovanni Corazzol venerdì 23 settembre 2011 9:36

“Voglio uscire! Andiamocene che ne so, a Rovereto!” sostituite Rovereto con una qualsiasi destinazione entro il raggio di ottanta, cento chilometri dal vostro telecomando ed avrete personalizzato la periodica, domenicale intuizione della vostra gentile coinquilina. Questo siparietto maschilista, indegno anche del peggior battutista di Zelig, mi serve per
enfatizzare l’approccio tipicamente uterino al concetto di viaggio: si esce per uscire, si parte per partire. Approccio, intendiamoci, per niente kerouachiano. “Cosa andiamo a fare a Rovereto?” chiedo. “Ma che ne so! Andiamo a vederla, dicono sia tanto carina”. Ecco. I miei viaggi invece nascono solitamente il lunedì mattina. Si infilano come un’urgenza sottile mentre in auto la radio diffonde le voci di Cucchi, Italo Cucci e Paolo Casarin che intervistano il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri. Pur travolto dai dialoghi serrati, l’idea del viaggio chissà come prevale. La sera tornerò a casa rinvigorito ed entusiasta, pronto a sottoporre il progetto di massima, pronto a farmi dare, di regola, del coglione. Per fortuna esistono gli amici. Il mio amico ci invita per tempo a condividere un momento insperato e importante. Saremo a Vézelay, nel dipartimento borgognone della Yonne, nel Santuario dedicato a Maria Maddalena. Per arrivarci vengono esaminate due possibilità. L’una, apollinea, prevede l’acquisto di un biglietto aereo per Parigi e il noleggio dell’auto (noia). L’altra, dionisiaca, prevede invece il pieno di gasolio, una bouillabaisse a Marsiglia, una notte al camping comunale e quindi visite in azienda nella Côte du Rhône (spasso). Verrò invitato a sperimentare da solo l’opzione due. Sopravviverò. Agilmente. Ecco a voi quindi, dopo la premessa prolissa (mi piace premessa prolissa, sembra una caramella svizzera), il resoconto di quanto, in questa breve fuga controllata, sono riuscito a vedere e soprattutto a bere. Everybody let’s go. Marsiglia. Mangio la bouillabaisse nel celebrato tempio della bouillabaisse: Le Miramar. Mi costa un braccio, ma voglio permettermela. Le Miramar è sul Porto Vecchio. Ecco, uno diventa ometto anche grazie ai romanzi di Izzo, legge di vie strette e sudice e si aspetta di respirare quell’atmosfera. Marsiglia invece mi tradisce, almeno quel misero pezzetto che riesco a vedere. Niente bettole, niente puttane, nessuna faccia segnata, nessuna cicatrice. Uffa, no es tipico. La bouillabaisse invece non tradisce, è strepitosa. Ci metterò vicino un Bandòl rosé 2008 dello Château Pradeaux che riuscirà a schivare con destrezza quella girandola di sapori portati in rapida sequenza. Lo Château Pradeaux sta a St. Cyr sur Mer. Ne avevo letto bene sul libro di Jonathan Nossiter (Le vie del vino, Einaudi, 2010). E’ un rosé ottenuto da pressatura diretta di uve Mourvèdre (50%) e Cinsault (50%). Dopo la decantazione a freddo, viene fatta svolgere solo la fermentazione alcolica in cemento e acciaio. Almeno così leggo sul loro sito web. Il colore tende al salmone (si può dire?), al naso spiccano sentori fruttati (fragola?) e note erbacee, che si confermano in bocca assieme ad una bella acidità. Un vino insolito per le mie papille. Ne avrei bevuto un bidone. Riparto la mattina di buon’ora direzione Orange. La mia destinazione è Violés nel Vaucluse, cittadina lontana dagli odiosi paesetti provenzali color lavanda. Violés è tutta vera, imperfetta e per niente graziosa. Fa per me. Per arrivarci si attraversa una mare incandescente di vigne (sono i primi di novembre) coltivate ad alberello. Sono piante di Cinsault, Grenache, Carignan e Syrah i cui frutti troverò negli uvaggi dei vini della Côte du Rhône che vado cercando. Il mio amico mi regala un nome. L’azienda si chiama Domaine Tenon. Il vino Cuvée Fiston. Grenache (80%), Syrah (20%). Il colore è impenetrabile, con riflessi violacei, al naso spiccano i frutti di bosco (lampone, mora), le spezie, il pepe, il cuoio. E’ un vino portentoso, complesso, ma fresco e di suprema bevibilità. A cinque euro a bottiglia. Averne. Mi siedo per una birra e un panino al prosciutto nel café di Violés. Un uomo legge il giornale. indossa un vestito chiaro, liso, coi pantaloni troppo corti. Tre donne chiacchierano e da un passeggino pende la borsa della spesa. C’è il biliardo e la televisione accesa sulla partita. La pergola sulla strada invita alla sosta e le casse di vino sono ben stivate nel bagagliaio. Ho una destinazione lontana da raggiungere, accidenti. Riparto. Arrivo in serata a Girolles, dalle parti di Avallon. Lì soggiorneremo nelle splendide Chambre d’hautes di Corinne e Christian, il quale, cuoco eccellente, ci preparerà piatti entusiasmanti abbinati ad un altro vino low cost che mi accenderà ragionevoli entusiasmi: l’Irancy. Irancy, piccolo centro della Yonne, da il nome ad una Appellation recente (1998) in cui è previsto l’assemblaggio del Pinot Noir con il César (10% al massimo). Ho visitato l’azienda di Benoît Cantin e bevuto l’Irancy “Palotte” del 2007. Più rustico dei borgogna della Côte d’or, non sfigura affatto, anzi. otto euri. Infine si rientra. Si salutano gli amici, quelli vecchi e quelli nuovi. Carico i bagagli. La coinquilina sale a bordo e si lamenta dell’assenza di spazio nel bagagliaio. La ascolto interessato, la bacio perché l’amo, e finalmente riaccendo la radio per sintonizzarmi su radio france in cerca di trasmissioni sportive e di idee per il prossimo viaggio.

Tag: bandol, chateau pradeaux, domaine tenon, domenica sportiva, irancy, marsiglia

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