venerdì 16 novembre 2012

La Terra Trema | Un’altra fiera del vino è possibile

Scritto da: Giovanni Corazzol lunedì 5 dicembre 2011 9:57

 “Cara, ci sarebbe quest’altra fiera del vino”. Marcello Mastroianni, Divorzio all’italiana (Piero Germi, 1961). No, non è una citazione presa dal film e neppure un espediente per costruire una facile relazione tra il titolo e il mio prossimo, inevitabile stato civile. Serve soltanto per fornire un riferimento visivo capace di evocare l’espressione disgustata che, dopo il virgolettato, mi è stata
legittimamente elargita. “Ma questa è diversa, tesoro, davvero non posso mancare, pensa che è nata da un progetto di Luigi Veronelli. No dai davvero, a questa non posso mancare”. E di questo ho vergogna, perché evocare il nome di Veronelli per ammantare di nobiltà un atto di egoismo non è bene. Anche se consente di ricordare un grande uomo e il suo ultimo grande progetto: il Critical Wine. Critical Wine oramai è un brand. Molti Centri Sociali lo utilizzano per riferirsi all’esperienza cominciata al Leoncavallo nel 2003. L‘originale però, ribattezzata nel 2005 “La Terra Trema – Vini e vignaioli autentici, agricolture periurbane, cibo e poesia dalla terra”, resta la fiera enogastronomica organizzata da Folletto25603 di Abbiategrasso e appunto Leoncavallo s.p.a.. E io, uomo orribile, ci sono stato per Intravino, che conseguentemente, parteciperà all’assegno mensile di mantenimento. La Terra Trema si presenta all’edizione 2011 in grande spolvero. Dopo le polemiche dello scorso anno, causate dalla involontaria, ma non per questo meno colpevole, sovrapposizione con la bright new manifestazione del gastronauta Davide Paolini (Semplicemente Uva), quest’anno non meglio identificati motivi indipendenti dalla volontà degli organizzatori, hanno tolto tutti dall’imbarazzo e lasciato le luci dei riflettori ben fisse sul Leoncavallo. Sarà forse anche per questo, oltre all’innegabile qualità del programma della tre giorni meneghina, che i numeri di quest’anno hanno reso ampiamente soddisfatti gli organizzatori: si parla infatti di seimila visitatori complessivi, con un picco di oltre duemilasettecento solo nella giornata di sabato, ottantuno i viticoltori e ventiquattro tra agricoltori ed artigiani. Questi almeno i numeri che mi arrivano da Folletto e Leoncavallo. Si attendono ancora i dati della prefettura. Reduce dalla contraddittoria esperienza di Vini di Vignaioli di Fornovo di Taro, mi avvicino a quest’altro happening con un misto di prevenzione e timore reverenziale. Prevenzione perché temo di assistere alla celebrazione di un rito: persone che si conoscono che vanno a salutare persone che si conoscono che producono vini che si conoscono; timore reverenziale perché la storia ed il forte messaggio politico che esprime La Terra Trema (sì lo è politico, porsi in modo critico ed antagonista proponendo un diverso sistema di produzione e distribuzione, è fare politica, condivisibile o meno, ma politica) si percepiscono tangibilmente ed incutono a noi enofighetti una certa soggezione. Emozioni entrambe del tutto soggettive che svaniranno presto a favore della qualità e del piacere di scoprire prodotti eccellenti e uomini non comuni. Così, sgambettando tra i banchetti ben disposti mi metto a cercare vino buono prestando attenzione al principio applicato del prezzo sorgente e cercando quando possibile degli acquisti low cost. Eccovi difettoso e parziale resoconto: Denny Bini, Covolo (RE) Denny Bini si è ritagliato in pochi anni uno spazio importante. Premiato da Slow Wine lo ascolti e non capisci. Non perché non sappia esprimersi, tutt’altro. E’ che mentre ti presenta una batteria di sette assaggi eccellenti, passando dai rossi a base lambrusco e malbo gentile ai bianchi a base malvasia candia e moscato (tutti sui 5,00/6,00 euro), ti spiega quasi imbarazzato che lavora mezzo ettaro di vigne (0,5 ha). E poi bevi il Maestrale 315 (malbo gentile fermo, 7,00 euro), e il Tramontana 360 (malbo gentile passito, 15,00 euro) e ti ritrovi a pensare che dovrai approfondire anche uve che pensavi di poter relegare ai margini. Dannazione. Annibale Alziati, Rovescala (PV) Il Gaggiarone proprio non lo conoscevo. Cilicio indossato. Siamo nell’ Oltrepò pavese. Vino a base croatina di gran struttura, Annibale ci fa assaggiare il 2003 (25,00 euro) in cui sembrano essere riconoscibili le parole di Veronelli che con Brera ne era estimatore: “il colore rosso granato nutrito e pieno, brillante, il bouquet composto, ampio e compiaciuto (sentore di mandorla amara), il sapore asciutto, anche composto su bel fondo amarognolo, il nerbo e la stoffa consistenti, bene espressi, e il pieno carattere.” Bevuto mangiando i formaggi di Gregorio Rotolo. Goduria. Fuori budget per il quotidiano (e chi ci riuscirebbe a berlo tutti i giorni?), ma fantastico per le occasioni speciali. Vignale di Cecilia, Baone (PD) Bellissima scoperta il Colli Euganei Rosso Covolo, annata 2006. Taglio bordolese (70% merlot, 30% cabernet) affinato in barrique esauste di 4° o 5° passaggio e cemento, si fa apprezzare per eleganza e sapidità. Ha una trama tannica importante e si fa bere di gusto. Paolo, violoncellista della vigna, ha vitalità e forza come i vini che produce. E con questa mi sento zimbellabile. Prezzo discount (7,50 euro). Lorenzo Gatti, Ponte di Piave (TV) Come ho scritto in altre occasioni, mi capita facilmente di cercare il vignaiolo nel vino e di perdere lucidità nel giudizio. Il raboso della famiglia Gatti mi sembra così intimamente legato ai caratteri delle persone che lo producono da indurmi a credere che in questo caso sia stato il vino a formare il carattere di chi lo produce e non viceversa. Il Raboso (7,50 euro) ha aromi netti di fiori e frutti rossi, violetta e marasca (questa era facile, l’ho copiata), in bocca l’acidità tipica del vitigno è stordente ma invita al secondo bicchiere ed a festeggiare tirando fuori bei formaggi stagionati e qualche fetta di soppressa. viva. Rasicci Emanuele, Controguerra (TE) Emanuele mi ha divertito un mucchio. Rientrato da Milano l’ho subito cercato su Facebook per diventare suo amico e scoprire qualcosa in più di quanto il tempo concessomi avesse permesso. Ho così trovato conferma al sospetto. Emanuele è una sorta di santone yoga teramano, di aspetto bonario e assolutamente nel ruolo. Trentasette anni, alto, magro, biondo e barbuto, sembra dare molta più importanza alle gesta di Sri Prem Baba che al suo vino. D’altronde chi per descriversi nella sua scheda di presentazione scrive: [...] L’altro obiettivo è quello di ridurre sensibilmente le ore di lavoro, anche a scapito dei ricavi, per avere più tempo da dedicare alla cura del Sé, entra facile nella mia cantina. Ma lo fa anche perché il suo Montepulciano d’Abruzzo DOCG Colline Teramane del 2008 (6,00 euro) assomiglia parecchiotto al mio vino quotidiano con qualche aspirazione in più. Namasté Emanuele. La Viranda, Calamandra (AT) Claudio Solito è il vincitore della Roncola d’oro, il premio che viene assegnato al vignaiolo o all’agricoltore che raccoglie più voti dal pubblico. Meritato. La sua Barbera d’Asti del 2003 (6,50 euro) è un inno alla bevibilità ed è il paradigma del bere bene senza dover spendere pacchi di denari. Lusso.

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