venerdì 16 novembre 2012

Capo di Stato: storie da un vino

Scritto da: Giovanni Corazzol venerdì 16 novembre 2012 17:16

Qui si intrecciano due storie: una storia parla di un vino, di chi lo produce e di un territorio, come si dice in questi casi, particolarmente vocato. L’altra storia racconta di una Villa, dell’Italia di piombo degli anni settanta e di un uomo, un Conte: il “conte rosso” Piero Loredan.

Propaggini settentrionali della provincia di Treviso; la pianura concede finalmente una tregua; l’orizzonte veneto-padano, intersecato da capannoni e campanili, recupera la terza dimensione offrendo profondità allo sguardo e facendo intuire un fondale, un paesaggio. Il Piave devia forzatamente il corso per l’ingombro del Montello, tozza pagnotta da seimila ettari puntellata da ossari militari e da serre per la coltivazione di funghi per pizze prosciuttoefunghi o penne pannaprosciuttoefunghi. Siamo a Venegazzù, ai piedi del versante meridionale del Montello.

Villa Spineda si erge sontuosa sulla strada che collega Montebelluna a Conegliano. Un enorme giardino, una scalinata imponente, le barchesse ai lati. La fanno costruire gli Spineda De Cattaneis nella seconda metà del settecento. Lo stile è palladiano; la Villa al centro di un sistema produttivo agricolo, circondata da campi coltivati. Negli anni cinquanta nella Villa abita il Conte Piero Loredan, chiamato il conte rosso per i suoi trascorsi partigiani; l’ha ricevuta in eredità dalla madre Lia Gasparini, figlia di Jacopo, diplomatico revisionato da convegni e seminari di studio sub-provinciali, Governatore d’Eritrea nel ventennio e amico personale del Generale Graziani.


Il Conte organizza l’azienda agricola. Non lo fa per vocazione – lui ama la falconeria – ma per necessità: il mondo è cambiato, c’è stata la riforma agraria del 1950, i contadini sono sempre meno e la Villa va mantenuta. Apre allora allevamenti di galline ovaiole, pianta mais, produce vino. Dietro al corpo centrale, a ridosso delle pendici del Montello, c’è della terra che sembra perfetta per le varietà bordolesi. Si impianta un primo vigneto di un ettaro cui dare un nome evocativo: cento piante. Il cabernet arriva a piena maturazione, merlot e carmenere si godono la terra rossa, il malbec si convince d’essere a Cahors.

Venezia, 1967. De Gaulle e signora si trovano in visita per la Biennale. All’Hotel Gritti viene servito un Venegazzù Rosso. Il Presidente trasale, elogia pubblicamente, vuole sapere chi produce quello straordinario Bordeaux. Piero Loredan incassa e in segno di riconoscenza fa realizzare dal pittore padovano Tono Zancanaro due etichette per delle bottiglie speciali da inviare in dono alla coppia. Dedicata alla signora Yvonne la figura di una donna con la scritta “Pour madame des roses”, ed al marito quella di uomo con la scritta”…et pour Monsieur la Bombe”.
Nasce il Capo di Stato.


Milano, 1969. Sono le 16.37 del 12 dicembre. Nella filiale di Piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura esplode la bomba che ucciderà diciassette persone ferendone ottantotto. Gli inquirenti seguono subito la pista anarchica. Di bombe a Milano quell’anno ne sono già scoppiate parecchie. Poco distante viene trovato un manifesto con la A cerchiata: “L’inizio di una lotta prolungata” dice. Quella notte vengono portate in questura ottantaquattro persone. Tra loro Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. Valpreda dopo tre anni di carcere verrà definitivamente assolto nel 1987. Pinelli la sera del 15 dicembre, tre giorni dopo il fermo, per un “malore attivo” morirà cadendo dalla finestra dell’ufficio del Commissario Calabresi. Calabresi verrà considerato responsabile e per questo assassinato. Marino e Bompressi saranno condannati in via definitiva come esecutori, Sofri e Pietrostefani come mandanti. Nel 2005 la Corte di Cassazione di Catanzaro confermerà la responsabilità degli ordinovisti Franco Freda e Giovanni Ventura in ordine alla strage di Piazza Fontana ma, in quanto già assolti dalla Corte di Appello di Bari, non sarà possibile procedere alla condanna.

A Venegazzù la notizia della strage crea sgomento e paura, ma non la stessa che prova chi quella sera vede al telegiornale le immagini raccapriccianti della strage. Piero Loredan ha una paura speciale, perché sa che quell’azione potrebbe essere opera di persone che conosce bene, che frequentano il suo ristorante il “Falconera”, che condividono con lui idee e spirito rivoluzionario, persone che ha sostenuto anche economicamente e che a Villa Spineda sono di casa. Il “conte rosso” in realtà ha un’anima nera, ha aderito ad Ordine Nuovo, appoggia le idee antisemite e filo naziste di Freda, finanzia le attività terroristiche di Ventura e ne sostiene le attività editoriali.



E’ il 1972. Le risorse economiche di Loredan non sono più floride come un tempo e le vicende in cui è coinvolto l’hanno fiaccato. Vende l’azienda agricola a Giancarlo Palla; Palla ha un’ azienda a Cendon di Silea in provincia di Venezia: la Beato Erico; nei primi anni della nuova gestione, per timore di una possibile azione giudiziaria nei confronti del Conte, sarà la Beato Erico ad etichettare il Venegazzù ed anche le vecchie annate di cui è piena la cantina. Venderà infine anche la Villa; ai Benetton che la ristruttureranno per farla diventare il proprio centro direzionale. Il Conte morirà poco dopo per un incidente domestico. La Villa oggi è la sede di Veneto Banca.

Lorenzo Palla – figlio di Giancarlo – si occupa a tempo pieno dell’Azienda dal 1998. Ha il volto di David Carradine nel ruolo di Kwai Chang Caine (il monaco guerriero della serie culto Kung Fu) e del personaggio, oltre ai tratti somatici, sembra condividere anche la serenità interiore. La sede dell’Azienda Agricola Conte Loredan-Gasparini si trova poco distante da Villa Spineda. Ottanta ettari complessivi (in produzione circa sessanta) distribuiti tra Venegazzù, Giavera del Montello e Nervesa della Battaglia. Oltre ai vitigni bordolesi vengono coltivati glera per la produzione del Prosecco Superiore DOCG Asolo e pinot nero per la produzione di ventimila bottiglie ca. di un Metodo Classico Brut. Oltre a questi due spumanti ed al Capo di Stato, dall’Azienda escono il Falconera (90% merlot e 10% malbec), il Cabernet Sauvignon ed il Venegazzù Rosso della Casa (taglio bordolese classico con tutti e quattro i vitigni). Vini dalla caratteristica freschezza conferita da suoli ricchi di minerali della sottozona di Venegazzù.

Il Capo di Stato è un vino che si cita troppo poco, affogato com’è dall’oceano di prosecco che lo circonda ed incapace di reggere da solo (o quasi) il peso commerciale del confronto con i più blasonati Supertuscan. E’ la riserva dell’azienda, proveniente ancor oggi da una selezione delle uve provenienti dal vigneto “cento piante”. Il 2007 è rosso rubino, i profumi decisamente fruttati (piccoli frutti neri, sottobosco) con note vegetali eleganti, non solo erbacee, e una speziatura fine che ricorda l’anice stellato, il cardamomo, i pretzel della birreria Forst di Merano (cit). In bocca il vino è franco, coerente coi profumi; la speziatura si conferma ed è quasi pungente, i tannini sono finissimi, il frutto è dolce, la freschezza è ben pronunciata.

E’ passata da poco la mezzanotte. La casa è silente, tutti dormono. Finisco di scrivere finalmente questo post. Per farlo ho letto tre libri: Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli (ed. Ponte alle Grazie, 2009), 43 anni di Adriano Sofri (scaricabile gratuitamente, 2012), La strage, il romanzo di Piazza Fontana di Vito Bruschini (Newton&Compton, 2012); ho visto un film (Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana), guardato su rai.tv la puntata di Blu Notte “La strage di Piazza Fontana” di Carlo Lucarelli, letto centinaia di pagine su siti web, visto un video recente di Freda che parla di Nietzsche, letto la sua rubrica su Libero. Ho fatto tutto questo e l’ho fatto per aver assaggiato un bicchiere di vino. Un’ altra volta il vino mi ha condotto, preso per mano e fatto crescere. Un vino fatto da persone per bene, aperte, gentili, salde. Un grande vino. Un vino che aprirò il prossimo 12 dicembre, magari alle 16.53.

Post Scriptum
In Azienda ho avuto modo di assaggiare altri vini:

Cabernet Sauvignon 2010
: è il vino più semplice dell'Azienda. E' un buon cabernet dall'ottimo rapporto qualità/prezzo.

Falconera 2009: 90% merlot, 10% malbec. Sì, il merlot. A Venegazzù si può eccome. Vino che concilia e fa sperare.

Capo di Stato 2002: la capacità di invecchiamento del Capo di Stato aggiunge materia e profondità. Vino sublime.




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